FARE SALUTE, FARE COMUNITÀ: LA COOPERAZIONE DEVE TORNARE PROTAGONISTA

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Dalla Campania può partire un nuovo modello di welfare, prevenzione e sviluppo fondato sui territori e sulla cooperazione

La lettura di Fare Salute. Esperienze, prospettive e ruolo dei Comuni italiani, promosso dalla Rete Italiana Città Sane – OMS, mi ha dato lo spunto per una riflessione che va ben oltre il tema della sanità.

È una riflessione che riguarda la politica, il futuro dei nostri territori e, soprattutto, il ruolo che il movimento cooperativo deve avere nei prossimi anni.

La salute non comincia in ospedale. Comincia molto prima.

Comincia dalla casa in cui viviamo, dal lavoro che abbiamo o che non abbiamo, dalla qualità dell’ambiente, dalla scuola, dall’alimentazione, dallo sport, dalla possibilità di accedere ai servizi, dalla sicurezza dei nostri quartieri, dalle relazioni sociali e dalla capacità di una comunità di non lasciare indietro nessuno.

Per questo parlare di salute significa parlare di uguaglianza, dignità, lavoro, ambiente, welfare e giustizia sociale.

E significa tornare a parlare di politica nel suo significato più autentico: costruire le condizioni perché le persone possano vivere meglio.

NON BASTA CURARE LA MALATTIA

Abbiamo costruito un sistema che interviene prevalentemente quando il problema si è già manifestato.

Dobbiamo invece avere il coraggio di investire molto di più sulla prevenzione e sulla qualità della vita.

Questo non significa mettere in discussione il Servizio Sanitario Nazionale. Al contrario.

Difendere la sanità pubblica significa anche evitare che l’ospedale diventi la risposta a problemi che avrebbero potuto essere affrontati prima, nei territori e nelle comunità.

Una persona anziana lasciata sola è un problema sociale prima di diventare sanitario.

Un’abitazione insalubre è un problema urbano prima di diventare sanitario.

L’inquinamento è un problema ambientale prima di diventare sanitario.

La povertà alimentare, la sedentarietà, il disagio giovanile, l’emarginazione e la mancanza di servizi producono conseguenze che prima o poi arrivano anche al sistema sanitario.

Ecco perché dobbiamo passare dalla politica della malattia alla politica della salute.

LA CAMPANIA NON PUÒ ACCETTARE LE DISUGUAGLIANZE COME DESTINO

Questo ragionamento riguarda tutta l’Italia, ma nel Mezzogiorno assume un significato ancora più profondo.

In Campania conosciamo bene le differenze tra centro e periferia, tra grandi città e piccoli Comuni, tra chi può permettersi di acquistare privatamente un servizio e chi deve aspettare.

Non possiamo accettare che il reddito di una famiglia o il luogo nel quale una persona nasce e vive finiscano per condizionarne anche il diritto alla salute.

Il diritto alla salute non può dipendere dal codice postale.

Questa è una battaglia politica.

Ed è una battaglia profondamente coerente con i valori del movimento cooperativo.

È QUI CHE LA COOPERAZIONE DEVE TORNARE IN CAMPO

La domanda che pongo al mondo nel quale sono cresciuto e nel quale continuo profondamente a credere è molto semplice:

che ruolo vuole avere la cooperazione nei grandi cambiamenti sociali dei prossimi anni?

Possiamo limitarci a rappresentare le nostre imprese, certamente indispensabile, oppure possiamo tornare ad avere l’ambizione di contribuire alla trasformazione della società?

Io credo nella seconda strada.

La cooperazione non può essere soltanto rappresentanza.

Deve essere proposta, progettazione, innovazione e costruzione di comunità.

Abbiamo cooperative sociali, di produzione e lavoro, di abitanti, di comunità, culturali, agricole, di servizi.

Abbiamo competenze nella rigenerazione urbana, nell’assistenza, nell’inserimento lavorativo, nell’ambiente, nella cultura, nello sport e nei servizi alle persone.

Abbiamo soprattutto qualcosa che rappresenta la nostra vera forza: siamo presenti nei territori.

Dobbiamo mettere tutto questo patrimonio a sistema.

UNA LEGACOOP CHE TORNI A PROGETTARE

È anche da qui che deve partire, a mio avviso, una riflessione sul futuro di Legacoop Campania.

Abbiamo bisogno di un’associazione che non aspetti semplicemente che le cooperative bussino alla sua porta quando hanno un problema.

Serve una Legacoop che vada dalle cooperative.

Che torni nei territori.

Che ascolti.

Che costruisca reti.

Che metta insieme competenze differenti.

Che apra un confronto permanente con Regione, Comuni, università, sistema sanitario, mondo del credito, Terzo Settore e associazionismo.

Ma soprattutto abbiamo bisogno di una Legacoop che torni a produrre idee e progetti.

La rappresentanza rimane fondamentale, ma oggi non basta più.

Una grande organizzazione deve essere capace di anticipare i cambiamenti e indicare una direzione.

DALLA COOPERAZIONE DEI SETTORI ALLA COOPERAZIONE DEI BISOGNI

Dobbiamo anche superare una vecchia impostazione.

I cittadini non vivono divisi per settori.

Una famiglia può contemporaneamente avere bisogno di una casa accessibile, assistenza per un genitore anziano, servizi educativi per un figlio, lavoro e una migliore mobilità.

Perché allora continuiamo troppo spesso a progettare le risposte separatamente?

La cooperazione può fare qualcosa di straordinario: mettere insieme le proprie diverse competenze intorno ai bisogni delle persone.

Immaginiamo progetti nei quali cooperative sociali, di abitanti, di costruzioni, di servizi, culturali e di comunità lavorino insieme.

Non una sommatoria di imprese.

Una filiera cooperativa del benessere.

Questa potrebbe diventare una delle grandi sfide della cooperazione campana dei prossimi anni.

PROPONGO I PATTI COOPERATIVI TERRITORIALI PER LA SALUTE E IL BENESSERE

Da questa riflessione può nascere una proposta concreta.

Costruiamo in Campania dei Patti territoriali per la Salute e il Benessere, partendo dai Comuni.

Mettiamo intorno allo stesso tavolo amministrazioni locali, ASL, cooperative, medici, scuole, università, associazioni, Terzo Settore, organizzazioni sportive e cittadini.

Partiamo dai bisogni reali di ogni territorio: anziani soli, disabilità, disagio giovanile, povertà, condizioni abitative, ambiente, sport, inclusione, servizi di prossimità.

E costruiamo progetti integrati.

Legacoop Campania potrebbe assumere il ruolo di promotore e facilitatore di queste alleanze, mettendo a disposizione progettazione, competenze e imprese cooperative.

Non chiediamo semplicemente risorse pubbliche.

Proponiamo soluzioni.

LA COOPERAZIONE NON DEVE SOSTITUIRE IL PUBBLICO

Su questo voglio essere altrettanto chiaro.

Non penso a una progressiva privatizzazione del welfare.

La sanità pubblica e il carattere universale dei servizi fondamentali devono essere difesi senza ambiguità.

La cooperazione deve essere alleata del pubblico, non il suo sostituto.

Un’alleanza nella quale l’istituzione programma e garantisce i diritti e nella quale la cooperazione mette a disposizione capacità imprenditoriale, innovazione, mutualità e radicamento territoriale.

È questa, a mio avviso, la moderna funzione sociale della cooperazione.

UNA NUOVA STAGIONE PER LEGACOOP CAMPANIA

Credo sia arrivato il momento di aprire una nuova stagione.

Una stagione nella quale tornino centrali parole che appartengono alla nostra storia ma che sono straordinariamente moderne:

partecipazione, mutualità, solidarietà, lavoro, democrazia economica, comunità.

Una Legacoop forte non si misura soltanto dal numero delle cooperative associate.

Si misura dalla sua capacità di rappresentarle, certamente, ma anche dalla sua autorevolezza nella società.

Dalla capacità di sedersi ai tavoli dove si decide il futuro della Campania e del Mezzogiorno.

Dalla capacità di parlare ai giovani.

Di creare nuova cooperazione.

Di sostenere le piccole cooperative.

Di mettere insieme quelle grandi e quelle piccole.

Di accompagnare innovazione e transizione ambientale.

Di costruire lavoro buono.

E soprattutto dalla capacità di tornare a essere riconosciuta come un luogo aperto nel quale si discute, si partecipa e si costruiscono idee.

NON DOBBIAMO AVERE PAURA DI CAMBIARE

Ho trascorso una parte importante della mia vita nel movimento cooperativo.

Ho conosciuto una Legacoop Campania viva, frequentata, capace di mettere insieme persone, cooperative, politica, istituzioni e idee.

Non dobbiamo vivere di nostalgia.

Dobbiamo però recuperare quello spirito e portarlo nel nostro tempo.

Il mondo è cambiato.

Anche la cooperazione deve cambiare.

E cambiare non significa rinnegare la nostra storia.

Significa esattamente il contrario: rendere nuovamente attuali i valori per i quali quella storia è nata.

DALLA CAMPANIA PUÒ PARTIRE UN SEGNALE

La Campania, una delle regioni più importanti d’Italia e da sempre centrale negli equilibri del Mezzogiorno, non può accontentarsi di un ruolo marginale.

Abbiamo problemi enormi.

Ma abbiamo anche energie straordinarie.

Cooperative, giovani, università, imprese, amministratori, associazioni e comunità che ogni giorno costruiscono risposte spesso senza riuscire a fare sistema.

Il compito della politica e della rappresentanza è proprio questo:

unire ciò che oggi è diviso.

È la stessa convinzione che porto oggi anche nell’esperienza di Progetto Civico Italia: tornare ai territori, ascoltare i bisogni e trasformarli in proposte concrete.

Politica e cooperazione devono rimanere autonome nei loro ruoli, ma possono condividere una grande ambizione: ricostruire comunità.

Perché una società più sana non nasce soltanto da più ospedali.

Nasce da meno solitudine, più lavoro, migliori abitazioni, quartieri vivibili, ambiente tutelato, servizi accessibili, partecipazione e maggiore uguaglianza.

Nasce quando pubblico, cooperazione e cittadini riescono nuovamente a lavorare insieme.

Questa è la cooperazione nella quale continuo a credere.

Una cooperazione che non aspetta il futuro, ma contribuisce a costruirlo.

E credo che proprio dalla Campania possiamo cominciare.

Sabatino Nocerino- Progetto Civico Italia Campania

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