Valentina, chef e anima del ristorante I Ricci, è l’esempio che chi segue il cuore non sbaglia mai rotta. Ha barattato i codici di procedura civile con il ritmo incalzante delle comande. Da ciò si comprende come il vero palcoscenico per Valentina non sia mai stato un’aula di tribunale, nonostante una laurea in Giurisprudenza alla Federico II e un solido percorso di studi classici. La sua è una storia che affonda le radici negli anni ’70, quando la nonna materna tramandò al padre il mestiere di chef. Da allora, Valentina ha sempre cercato di “rubare il mestiere con gli occhi”, ed è grazie alla sua genuina furbizia che oggi il suo ristorante è tappa fissa per clienti di varie culture.
I ricordi di infanzia e il passaggio dalla sala alla cucina
A volte il destino lascia indizi chiarissimi dove meno te lo aspetti, magari dentro un vecchio filmato di famiglia che sembrava dimenticato. In tal senso, Valentina ha svelato di aver trovato un video di quando aveva quattro anni: una bambina minuscola con le mani immerse fino ai polsi in un impasto, concentrata a formare polpette sotto lo sguardo attento e premuroso di sua nonna. Quello che all’epoca poteva sembrare soltanto un gioco infantile per occupare il tempo tra i profumi della cucina di casa, col senno di poi si è rivelato la scintilla primordiale di tutto. La natura eclettica di Valentina e l’anima polútropon si notano subito dopo gli studiclassici. La sua naturale inclinazione verso l’arte e l’espressività l’aveva spinta dopo il liceo verso il DAMS, prima che la scelta virasse poi su Giurisprudenza. Un cambio di rotta che delinea una personalità capace di muoversi tra mondi apparentemente opposti senza mai rinunciare alla propria curiosità.
Durante gli anni universitari, mentre i manuali di diritto si accumulavano sul tavolo e i colleghi di università programmavano lo studio estivo, per Valentina gli anni accademici hanno seguito un ritmo del tutto diverso. Durante le sessioni d’esame estive, proprio nel momento in cui l’isola viene travolta da un maggiore flusso turistico, la priorità si spostava inevitabilmente sull’attività di famiglia, sacrificando lo studio per dare una mano al ristorante. Inizialmente, l’ingresso nel locale di famiglia è avvenuto in sala come supporto ai genitori. Tuttavia, la timidezza l’ha spinta verso il dietro le quinte della cucina: « Nel rapporto con i clienti andavo in panico perché sono paradossalmente molto timida, Per cui mi sono defilata e nascosta in cucina». Oggi, Valentina unisce la forma mentis del giurista alla gestione dinamica del suo ristorante, dove cura ogni dettaglio organizzativo e amministrativo con la precisione di “un orologio svizzero”, rifiutando qualsiasi etichetta rigida. « Se oggi mi devo definire in una casellina non riesco. Quando mi chiedono che lavoro fai, rispondo “ho un ristorante”. Non mi sento chef, mi sento tante cose insieme. Se mi devo incasellare non ci riesco, ed è quello che mi ha fatto fuggire dal mondo del diritto fatto di carte e poco dibattito».
La forma mentis del giurista in cucina
L’esperienza universitaria in Giurisprudenza si è trasformata nel vero valore aggiunto della sua gestione. La disciplina, la capacità di problem solving e la freddezza nel gestire le crisi durante il servizio derivano direttamente dalla sua forma mentis da giurista. In una cucina dove le preparazioni preventive sono minime e tutto viene fatto al momento, sotto le pressioni delle comande, mantiene una calma quasi olimpica e una rigorosa organizzazione mentale. La pulizia della postazione diventa il presupposto fondamentale per l’ordine d’esecuzione, un contrasto netto con lo stile impulsivo della “vecchia scuola” incarnata dal padre e molto più vicina alla compostezza pacata della nonna.
Filosofia culinaria: il matrimonio tra tradizione e fusion
La cucina che Valentina propone nel suo locale può essere definita fusion: rispetto della tradizione e sguardo verso nuove tecniche e accostamenti. Se le si chiede di sintetizzare la sua visione con una metafora legale, la risposta immediata è la seguente: «Se dovessi descrivere la mia cucina con una metafora legale, la definirei un matrimonio culinario: il matrimonio perfetto tra tradizione e modernità».
In merito a ciò, la sua cucina non ha confini perché in uno stesso piatto possono coesistere sapori di ogni cultura come “la delizia del polpo”. Tale piatto richiama il polpo alla gallega, con l’aggiunta di patatine fritte e pomodorini, con una nota di nord Africa grazie alla salsa di ceci e tahina. In questo consiste il food concept di Valentina: unire tutti in un’unica tavola, come i simposi greci della tradizione classica, che consistevano in luoghi in cui il cibo e il vino non erano solo nutrimento, ma un pretesto per incontrarsi, dialogare, annullare le distanze e condividere visioni del mondo. La convivialità passa anche attraverso i suoi piatti d’eccellenza, come le cozze piccantine o i gamberi al coccio: pietanze pensate per essere messe al centro della tavola, condivise tra i commensali e gustate insieme. A questi si affiancano creazioni iconiche come “i tagliolini della chef” al nero di seppia con zucchine e gamberetti e l’immancabile paella valenciana su ordinazione.
Un’impronta artistica e personale
L’eclettismo si riflette anche nel design del locale, curato personalmente con gusto vintage e ricercato: una parete di cornici vuote, toni del giallo e dell’azzurro mare che richiamano i colori delle barche dei pescatori locali.
Un’atmosfera che conquista turisti e colleghi avvocati. Ormai i clienti affezionati continuano a lusingarla con un pizzico di ironia: «Se tu facessi l’avvocato, come cucini li stenderesti tutti in tribunale», salvo poi ammettere, subito dopo: «Però poi chi c’è lo fa lo spaghetto alle vongole così?».
La sua storia dimostra come non sia necessario incasellarsi in un’unica casella: si può essere avvocato, chef, curatrice d’interni e sognatrice, unendo le proprie passioni per dare vita ad un’esperienza autentica.
a cura di Francesca Mercogliano





