BONUS CASA, IL 65% È UNA BUONA STRADA. MA NON SIA ANCORA PER POCHI PRIVILEGIATI

Data:

Si torna a parlare della possibilità di portare al 65% le detrazioni per gli interventi capaci di garantire un reale miglioramento energetico degli edifici.

È una strada condivisibile: più un intervento riduce concretamente i consumi, maggiore deve essere l’incentivo. Ma la sola detrazione fiscale non basta.

E non possiamo parlare soltanto di energia. In un Paese fragile come l’Italia è indispensabile rilanciare con altrettanta forza il Sismabonus, soprattutto nei territori maggiormente esposti al rischio sismico del Mezzogiorno e della Campania. Penso, in particolare, all’area dei Campi Flegrei, dove gli eventi degli ultimi anni hanno riportato con forza al centro dell’attenzione il tema della sicurezza del patrimonio edilizio e della prevenzione.

Efficienza energetica e sicurezza sismica devono camminare insieme. Riqualificare un edificio significa consumare meno, ma prima ancora renderlo più sicuro per chi ci vive.

C’è poi una questione fondamentale: chi realizza questi interventi.

Se lo Stato investe importanti risorse pubbliche, queste devono premiare imprese serie, oneste e qualificate, capaci di dimostrare esperienza nel settore, solidità tecnica e organizzativa, rispetto dei lavoratori, dei contratti e della sicurezza nei cantieri.

Dobbiamo evitare quanto già visto: imprese nate sull’onda degli incentivi e scomparse poco dopo. Difendere le piccole imprese non significa difendere l’improvvisazione. Significa sostenere quelle aziende sane che lavorano da anni sui territori, creano occupazione e possiedono competenze reali.

È una battaglia che porto avanti da tempo, così come quella sulla cessione dei crediti.

Troppe imprese hanno anticipato lavori, materiali e costi per poi ritrovarsi con crediti bloccati nei cassetti fiscali e pochissimo potere contrattuale. Il sistema finanziario ha assunto un peso enorme nella compravendita dei crediti, spesso a condizioni molto onerose per chi aveva già sostenuto i costi degli interventi.

Per questo, se vogliamo davvero rilanciare la riqualificazione energetica e la prevenzione sismica, occorre ragionare seriamente sul ritorno dello sconto in fattura e della cessione del credito, ma con regole nuove: controlli rigorosi, tracciabilità, qualificazione delle imprese e soprattutto condizioni certe e trasparenti per la monetizzazione dei crediti.

Banche, assicurazioni e intermediari finanziari devono svolgere il loro ruolo senza che si ricreino situazioni nelle quali chi ha realizzato e finanziato i lavori sia costretto ad accettare forti decurtazioni pur di ottenere liquidità. Un credito riconosciuto dallo Stato deve poter essere ceduto secondo regole chiare, tempi ragionevoli e condizioni economiche trasparenti, evitando speculazioni e posizioni dominanti.

Ma regole certe significa anche tempi certi e ragionevoli. Non possiamo continuare a costruire politiche per l’edilizia attraverso bonus che cambiano continuamente e scadenze troppo ravvicinate. Programmare un intervento serio significa progettare, ottenere autorizzazioni, organizzare i cantieri, reperire materiali e manodopera e programmare gli investimenti.

Scadenze troppo brevi non accelerano necessariamente gli interventi: rischiano invece di mettere in difficoltà l’intera filiera industriale dell’edilizia, dalle imprese ai professionisti, dai produttori ai fornitori, fino alle famiglie. La corsa contro il tempo può generare congestione del mercato, aumento dei prezzi, difficoltà negli approvvigionamenti e terreno fertile per comportamenti speculativi.

Se vogliamo una vera politica industriale, servono quindi misure strutturali o almeno una programmazione pluriennale, con regole che non cambino continuamente e un orizzonte temporale che permetta alle imprese serie di programmare investimenti, personale e organizzazione.

Altrimenti rischiamo un paradosso: lo Stato riconosce un incentivo alle famiglie e alle imprese, ma una parte significativa del suo valore viene assorbita dal costo necessario a trasformare quel credito in liquidità o dalle distorsioni create dall’incertezza e dalla fretta.

Spero soprattutto che non prevalgano contrapposizioni politiche e logiche di appartenenza. Se uno strumento ha mostrato criticità, va corretto, controllato e migliorato. Non cancellato semplicemente perché nato in una stagione politica diversa.

Il 65% può essere una buona strada, ma deve inserirsi in una vera politica industriale, energetica, sociale e di prevenzione: meno consumi, edifici più sicuri, lavoro regolare, imprese qualificate e tutela del nostro patrimonio immobiliare.

Perché le risorse pubbliche devono aiutare le famiglie e sostenere chi lavora seriamente, non alimentare improvvisazione, rendite finanziarie e speculazione.

La sicurezza e l’efficienza delle nostre case non possono essere un privilegio di chi ha maggiore disponibilità economica. Devono diventare un investimento accessibile alle famiglie e un’opportunità di sviluppo per le imprese sane e qualificate del nostro Paese.

Sabatino Nocerino- Progetto Civico Italia-Campania

Condividi post:

Iscriviti

spot_imgspot_img

Popolari

Articoli Correlati
Correlati

Beninsieme 2026, appuntamento al Circolo Posillipo

Al Circolo Posillipo torna anche per l’edizione 2026 l’appuntamento...

La cooperazione può essere protagonista anche dell’economia digitale

Per troppo tempo abbiamo raccontato la cooperazione come una...