La forza di Domenico e la battaglia della madre Giuseppina Catauro

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Una notte maledetta sulla A1 ha spezzato i sogni di un giovane brillante a un passo dalla laurea. Tra ospedali, sofferenze inimmaginabili e la rovina economica, la storia di un miracolo che ha ancora bisogno di tutti noi.

Ci sono sabati sera che cambiano il corso di un’esistenza in una frazione di secondo. Era il 6 settembre del 2020. Domenico era un ragazzo pieno di vita, con il sorriso luminoso di chi ha il mondo tra le mani, la passione per lo sport e la dedizione per gli studi. Aveva appena consegnato la tesi di laurea magistrale alla Luiss di Roma, il traguardo di anni di sacrifici, e si preparava a discuterla con il massimo dei voti. Un futuro brillante e meritato lo attendeva a braccia aperte. Poi, il buio. 

La dinamica dell’incidente

È la notte tra il 5 e il 6 settembre. Domenico è alla guida della sua Renault Captur sulla A1 Milano-Napoli, in direzione sud, all’altezza di Teano. Ha appena riaccompagnato a casa due amiche, felice per la serata e con il cuore leggero. All’improvviso, l’inferno. L’auto viene inghiottita da un terribile incidente che coinvolge un tir e un’altra vettura, una Mercedes, sopraggiunta a gran velocità. L’impatto è di una violenza inaudita. Il camionista, sceso dal mezzo, perde la vita travolto nella carambola; la vettura di Domenico viene distrutta, accartocciata come un foglio di carta. Avvertiti nella notte dal segnale d’allarme GPS del telefono, i genitori volano sul posto, trovandosi di fronte al più grande incubo di ogni madre e padre. Domenico viene estratto dalle lamiere e trasportato all’ospedale di Caserta in condizioni disperate, aggrappato con le unghie e con i denti a un filo di vita. 

Un calvario fatto di lacrime, carne e preghiere

Trasportato d’urgenza all’Ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, Domenico ha lottato tra la vita e la morte. La madre, Giuseppina, racconta mesi di sofferenze inenarrabili, aggravati dal periodo emergenziale del COVID-19, tra infezioni e complicazioni critiche. Il calvario è proseguito poi in altre strutture sanitarie, tra Caserta e Roma. Giuseppina denuncia gravi episodi di negligenza: infezioni ospedaliere severe, piaghe da decubito non curate tempestivamente e, soprattutto, una lussazione alla gamba ignorata e nascosta per mesi. Questo errore ha poi provocato un’osteomielite che ha costretto i medici, anni dopo a Bologna, ad asportare parte dell’osso del femore. Risultato: Domenico si ritrova oggi con una gamba compromessa e più corta non a causa del sinistro, ma per via della mancata assistenza tempestiva. Oltre dieci interventi chirurgici tra testa e gambe, l’asportazione di una parte della teca cranica e ripetute infezioni batteriche (tra cui da Pseudomonas) contratto anche in sale operatorie. Per due volte le protesi craniche impiantate hanno dovuto essere rimosse, lasciando il giovane tuttora con metà cranio scoperto, in attesa di un nuovo e delicatissimo intervento. Attualmente Domenico si trova a Ravenna per effettuare cicli di terapia in camera iperbarica, un trattamento fondamentale per rinforzare le difese immunitarie e preparare il corpo ai prossimi interventi.

Il grido d’aiuto di una famiglia distrutta ma non vinta

A sei anni dall’incidente, lo Stato e le istituzioni sanitarie sembrano aver voltato le spalle a questa famiglia. La pensione d’invalidità percepita da pochi mesi (circa 1.300 euro) non copre nemmeno una minima parte delle spese vive: 

 -Fisioterapia privata specialistica: tra i 55 e i 60 euro a seduta, indispensabili per evitare la regressione motoria. 

-Trasferte e alloggi attrezzati: affitti di appartamenti dotati di sollevatori e letti ortopedici automatizzati vicino ai centri di cura. 

-Visite e terapie epatiche/respiratorie private. 

Le pratiche legali avviate tardano a dare risposte, mentre le spese quotidiane per la sopravvivenza e le cure continuano ad accumularsi.

«Siamo ridotti all’osso, non ci resta più nulla, confessa la madre Giuseppina con la voce rotta dal dolore. Come madre mi sento impotente. Non chiedo nulla per noi, chiedo solo che mio figlio possa continuare a curarsi e a lottare. Domenico ha dimostrato una forza sovrumana, ha sopportato dolori che spezzerebbero chiunque. Noi non ci arrendiamo, ma da soli non ce la facciamo più».

Come puoi fare la differenza:

Donazione su GoFundMe: https://www.gofundme.com/f/la-storia-di-domenicoun-viaggio-di-speranza

Bonifico diretto: IT54Z0760103400000039275169 (intestato a Giuseppina Catauro)

Domenico ha dimostrato di voler vivere, ora tocca a noi dimostrargli che non è solo.

                                                                                                           A cura di Francesca Mercogliano

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