La Regione Campania presenta “Campania Investe”, un programma da 346 milioni di euro, con l’obiettivo di attivare oltre 500 milioni di investimenti, sostenere le imprese, favorire l’innovazione e creare nuova occupazione.
Un’iniziativa importante, che merita attenzione e apprezzamento, soprattutto in una fase in cui il nostro sistema produttivo ha bisogno di investimenti, certezze e nuove opportunità.
Tuttavia, analizzando il programma, emergono alcune questioni sulle quali ritengo necessario aprire una riflessione.
Dei 346 milioni disponibili, 200 sono destinati all’innovazione tecnologica, 115 alla competitività delle imprese, 30 all’artigianato e al commercio e appena 1 milione alle reti d’impresa.
Quest’ultimo dato merita particolare attenzione: meno dello 0,3% delle risorse viene destinato specificamente alle reti, proprio mentre si riconosce l’importanza delle aggregazioni per rafforzare il nostro sistema produttivo.
E qui entra in gioco il ruolo della cooperazione.
La Campania è una terra di piccole imprese, cooperative e consorzi che rappresentano un patrimonio economico, sociale e occupazionale fondamentale.
La cooperazione, per sua natura, è uno strumento di aggregazione, mutualità e crescita collettiva. Può consentire anche alle imprese più piccole di partecipare a investimenti, innovare e competere su mercati altrimenti difficilmente accessibili.
Non possiamo quindi limitarci a considerarla una componente marginale delle politiche di sviluppo.
Un’altra riflessione riguarda il settore delle costruzioni, del restauro e della riqualificazione del patrimonio edilizio, che non compare esplicitamente tra le filiere prioritarie, nonostante la sua importanza per l’economia regionale, la sicurezza degli edifici e la transizione energetica.
Per queste ragioni ritengo necessario che la Regione Campania promuova, prima della pubblicazione dei bandi attuativi, un confronto concreto con le associazioni di categoria, le centrali cooperative e le rappresentanze del mondo produttivo.
Un confronto che non sia soltanto formale, ma che consenta di valutare insieme:
• Il rafforzamento delle risorse destinate alle reti, ai consorzi e alle aggregazioni cooperative.
• La reale accessibilità dei finanziamenti per le micro e piccole imprese.
• La valorizzazione delle cooperative come strumenti di sviluppo territoriale e occupazionale.
• Una maggiore attenzione alle filiere delle costruzioni, della manutenzione, del restauro e della riqualificazione edilizia.
• Procedure semplici, trasparenti e sostenibili anche per le realtà imprenditoriali meno strutturate.
Credo che anche il mondo della cooperazione campana debba cogliere questa occasione per aprire una discussione interna, elaborare proposte condivise e presentarsi al confronto istituzionale con una posizione chiara e costruttiva.
Le associazioni di rappresentanza devono svolgere proprio questa funzione: ascoltare le imprese, interpretarne i bisogni e contribuire alla costruzione delle politiche pubbliche.
Non si tratta di criticare un programma che presenta indubbiamente aspetti positivi, ma di contribuire a migliorarlo prima che vengano definite le regole operative.
346 milioni rappresentano una grande opportunità. Facciamo in modo che diventino un’occasione di crescita anche per le nostre cooperative, per i consorzi e per le tante piccole imprese che costituiscono la vera forza produttiva della Campania.
Perché lo sviluppo di una regione non si misura soltanto dalle risorse stanziate, ma soprattutto dalla capacità di distribuirne le opportunità, generare lavoro e coinvolgere l’intero tessuto economico e sociale.
La cooperazione deve essere protagonista di questo confronto, non una semplice spettatrice.
nota di Sabatino Nocerino Progetto Civico Italia – Campania

