Le proposte di Peppe Oliviero esponente di Progetto Civico Italia – Campania, con delega alle attività produttive
La crisi energetica in corso e di conseguenza quella climatica,dimostrano che il ricorso alle fonti fossili dipendenti dalle crisi globali non sono la soluzione ottimale per garantire una autonomia energetica. L’aumento dell’energia impatta su tutto ed in modo perentorio sulla finanza delle famiglie a basso reddito.Allargando sempre più i divari sociali e la fascia di povertà. Le regioni meno infrastrutture, rischiano di pagare il prezzo più alto della crisi energetica e climatica. Eppure la transizione energetica è un’opportunità di sviluppo industriale per il Mezzogiorno ritenuta per giunta dall’Europa una priorità nelle politiche Coesione. Fonti rinnovabili, ottimizzazione dell’utilizzo del suolo e delle risorse naturali, una nuova politica per l’approvvigionamento e per l’utilizzo delle acque, fondamentale per combattere la siccità di vaste aree del sud, sono fattori determinanti per combattere la crisi strutturale che rallenta la crescita del Mezzogiorno. Per uscire da logiche emergenziali, bisogna perseguire politiche strutturali, puntando verso un mix di fonti energetiche, guardando in primo luogo alla cura per l’ambiente come fonte primaria di sviluppo. Perdere l’occasione della transizione energetica, può compromettere lo sviluppo meridionale dei prossimi anni e rendere inefficace quanto di buono è stato fatto. Ecco una prima proposta: occorre velocizzaresburocratizzare le procedure, semplificare la normativa tutte azioni a costo zero, predisporre lo stoccaggio e programmare collegamenti infrastrutturali tra le varie aree del Paese, fattori indispensabili per la riuscita del programma.
Il Mezzogiorno può e deve rivestire un ruolo nella politicaenergetica del Paese. Come dimostra il rapporto Svimez nel mezzogiorno si trovano tre dei cinque punti di ingresso della rete di trasporto gas – Mazara del Vallo, Melendugno e Gela – che nel 2024 hanno garantito il 55% dei flussi importati; quindi è già oggi un hub logistico di collegamento tra il Mediterraneo e l’Europa favorito dalla sua posizione geografica. In tal senso, sempre da Svimez il mezzogiorno diventa attore fondamentale per il progetto IPCEI South2Corridor, la dorsale dell’idrogeno, che individua l’asse dal Nordafrica al Centro Europa. Un recente studio Svimez realizzato in collaborazione con ANEA evidenzia che da oggi al 2030, l’Italia dovrà aumentare la capacità installata di 54 GW per centrare gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), di cui il 50% nelle regioni del Sud e quasi 8 GW in Sicilia. L’aumento di capacità installata rinnovabile di 27 GW previsto per il Sud costituisce coerente con il potenziale dell’area: l’88% delle richieste di connessione in fase avanzata (e con nulla osta o contratto) per nuovi impianti proviene infatti dalle regioni del Sud, per un totale di 71 GW. Tali target determinano un fabbisogno nazionale di investimenti di 62 miliardi al 2030, di cui 30,5 miliardi nelle regioni meridionali. Con inevitabili ricadute significative sull’occupazione e sulla competitività dei territori, contribuendo alla riduzione del costo dell’energia. L’ impatto sociale, registrerebbe una crescita dell’occupazione nazionale di oltre 155 mila addetti, di cui 73 mila nel Mezzogiorno. Molti di questi nuovi addetti (quasi 15 mila) sarebbero under 35 nel Mezzogiorno, di cui almeno la metà laureati, contribuendo a garantire quel diritto di stay che abbiamo posto al centro dell’ultimo Rapporto Svimez. E si tratterebbe di un’occupazione qualificata e ben retribuita. Il Mezzogiorno come potenziale di crescita per il Paese in un contesto in cui la sostenibilità del crescente debito pubblico richiede una crescita del Pil maggiore di quella del passato. E’ giunto il tempo non solo di una ripresa di attenzione nei confronti del problema Mezzogiorno, ma anche di un cambio di prospettiva. Se da un lato è matura la consapevolezza di un divario che persiste e potrebbe configurare situazioni irreversibili, dall’altro deve essere affermato il ruolo trainante che lo sviluppo del Mezzogiorno può avere per l’intera economia nazionale, con una strategia più ambiziosa di crescita industriale. La nuova rivoluzione industriale 4.0 può offrire al Sud le condizioni per un nuovo ciclo disviluppo fondato sull’economia della conoscenza e l’attivazione di Poli di innovazione e diimprenditorialità; la nuova centralità geopolitica del Mezzogiorno nel Mediterraneo, determina un ruolo strategico se si rafforzi il sistema portuale: più moderno e meglio capace di integrarsi con il sistema territoriale affrontando il tema delle infrastrutture necessarie e i collegamenti con le aree interne. I Piani delle politiche di coesione europee e i fondi derivanti devono costituire l’opportunità per valorizzare il ruolo e le specificità dell’economia meridionale, riducendo gli sprechi, introducendo sistemi di verifica e di misurabilità dei risultati definiti in tempi certi. Valorizzare ilMezzogiorno con strategie high-tech come leva per la crescita, già presente sul territorio con alcune grandi imprese.
Il Mezzogiorno non più come un deserto industriale edespressione di un’economia di sopravvivenza, a basso valore aggiunto. Fondamentali diventano gli investimenti in ricerca e sviluppo per qualificare ed aumentare la produttività di territori ricchi di talento e di identità capaci di rendere attrattive le produzioni industriali, tecnologiche e manifatturiere. Rendendo ancora più evidenti i molti segnali di vitalità registrati negli ultimi anni. Il Sud vanta già un peso nei settori ad alta tecnologia solo marginalmente inferiore alla media nazionale. I poli tecnologici di rilevanza nazionale sono collocati al Sud, che inoltre sta esprimendo una promettente vitalità in fatto di tasso di natalità di startup, comparabile al resto dell’Italia.
Permane il problema di riuscire a trattenere le risorse umane di qualità, che sempre più si rivolgono verso l’estero ed altre regioni italiane. La questione della “fuga” dei talenti è strettamente complementare alla attrattività del Sud per i giovani è affrontabile solo con un nuovo ciclo di sviluppo, puntando ad un rinascimento industriale, fondato sul capitale umano capace di attrarre investimenti. Il turismo, come risorsa primaria, il vivere la bellezza del sud, sono aspetti importanti ed economicamente rilevanti ma non bastano a dare la spinta necessaria per uno sviluppo integrato e sostenibile se non si mettono in campo strategie e investimenti per combattere la desertificazione industriale, le risorse non mancano ciò che manca è una visione d’insieme che affronti molti dei temi in discussione in una visione diversa spinta verso un’ottica programmatica macroregionale. Al Sud resiste un ecosistema di piccole imprese anche high-tech che nascono numerose, ma non sopravvivono, a causa di un’elevata mortalità, con tassi di sopravvivenza inferiore al dato nazionale (il 50% non supera i tre anni). L’obiettivo dev’essere allora quello da un lato, di rafforzare la qualità dei progetti imprenditoriali e, dall’altro di dar vita ad un serio disegno organico di politica di accelerazione del loro sviluppo anche sperimentando forme di aggregazione e caratterizzazione per ambiti e filiere. La sfida è anche quella di favorire l’alleanza dell’apparato produttivo indipendentemente dalle dimensioni. Sono note le difficoltà delle grandi imprese di realizzare innovazioni che invece sono sempre più opera di piccole imprese fortemente creative e dinamiche. Nel contempo la gestione della industrializzazione e della commercializzazionesoprattutto nel settore tecnologico ma non solo dei nuovi prodotti compete ad imprese di grandi dimensioni, bisogna investire a favore di una proficua divisione dei compiti tra le differenti realtà.Un ruolo determinante oggi deve essere svolto dall’università, sia attraverso la formazione delle risorse umane che attraverso la ricerca favoriscono il trasferimento tecnologico e la promozione della imprenditorialità. Occorre realizzare la convergenza tra ricerca di base, ricerca mission-oriented e creazione di spin-off della ricerca. Per questo sono necessarie infrastrutture di ricerca,competitive, di livello europeo ed attrattive per i migliori ricercatori, non solo del Sud ma anche del Centro-Nord e di altri Paesi. Sono questi gli elementi che oggi caratterizzano gli eco-sistemi produttivi legati dell’innovazione, capaci di indurre nuovo sviluppo e nuova occupazione. Le università quali fucine della nuova imprenditorialità. Il nuovo dinamismo delle università del Sud e la qualità dei risultati raggiunti costituiscono un segnale digrande rilevanza. Questi solo alcuni spunti e proposte che hanno l’ambizione di cambiare i paradigmi con i quali si sono costruite teorie e politiche “per il sud” politiche “depresse” prive di visione, nutrite da emergenze ricorrenti senza che mai si siano attivati programmi e strategie strutturali per affrontare e ridurre le differenze a favore di un territorio con enormi risorse e oggettive possibilità di crescita e di sviluppo.
“Il mezzogiorno è stato troppo ingannato e troppo deluso, perché debba provare ancora delusioni. Il Mezzogiorno è una forza immensa e non bisogna scoraggiare le sue energie, che non sono mai spente e si rinnovano sempre.”
G.O.

